Viaggio nella Calabria Greca. I cinque sensi dell’Area Grecanica

di Antonina Spanò

Montagne, colline, cascate nascoste e fiumare, e poi il silenzio di antichi borghi disabitati, di vecchie strade percorse ormai solo dalle greggi dei pastori dell’Aspromonte. E ancora il mare e i panorami mozzafiato, la cordialità e l’ospitalità tutte calabresi. Istantanee uniche che, per rimanere impresse nella memoria, non hanno bisogno di nessuno strumento particolare, se non dei più minuziosi in nostro possesso: gli occhi e il cuore.

L’Area Grecanica, una striscia di territorio di circa 500 kmq nella quale sorgono 14 comuni, è una culla di saperi unici, primo fra tutti l’antico idioma greco, tutt’oggi parlato dagli anziani dei paesi di Gallicianò, Bova, Condofuri e Roghudi. Lingua orale da secoli, negli ultimi anni ha raggiunto un interesse tale da essere riconsiderato, pubblicato in grammatiche e antologie e studiato dalle nuove generazioni.

Viaggiare nella Calabria Greca significa viaggiare nella storia, nella tradizioni, nelle architetture, nei sapori, nella cultura, nei suoni, nelle danze, nei paesaggi e nei colori che ne contraddistinguono da sempre l’identità. Significa “viaggiare” con tutti e cinque i sensi, ognuno dei quali verrà stimolato dalle caratteristiche uniche del territorio grecanico.

La vista. Il versante jonico dell’Aspromonte offre scenari ed escursioni per ogni genere di turista. Percorsi ripidi e di struggente bellezza per chi ama l’avventura, o più semplici per chi ha voglia di ammirare e godere della natura passeggiando. Gli amanti della fotografia e delle lunghe passeggiate su “passerelle naturali” avranno il loro red carpet.

L’olfatto. Ottobre e novembre sono i mesi nei quali si raccoglie il cosiddetto “oro verde”, il bergamotto. Il pregiato agrume che, grazie al microclima della zona, viene coltivato solo sulle coste joniche calabresi: è fondamentale nella profumeria, nella cosmesi e, oggi, anche nella farmacologia. Ogni sua parte, persino la buccia, trova uno specifico utilizzo. Il prodotto ideale per chi ama profumare di esclusività.

Il gusto. Una cucina contadina, fatta di ingredienti semplici e naturali. L’orto del piccolo agricoltore locale è la credenza dello chef: zippole, lestopitte, maccarruni, cudduraci, petrali accompagnati dal vino IGT di Palizzi e dai liquori al bergamotto sono le portate principali. Una vera festa per le vostre papille gustative.

L’udito. Zampogne, organetti, lira calabrese e l’immancabile tamburello in pelle di capra. La tarantella suonata dai “mastri del suono” è una vera e propria arte. E poi, strumenti costruiti da artigiani dalle mani sapienti, suoni identitari e danze liberatorie. Ed in estate il Festival etnomusicale, Paleariza, premiato nel 2011 dal Ministero del Turismo con il marchio “Patrimonio d’Italia” nella sezione dedicata alle manifestazioni culturali che valorizzano l’immagine dell’Italia e generano flussi turistici: ogni anno, partecipano all’evento migliaia di appassionati. Suono e tradizione. Il fine giornata ideale dopo il trekking e un’ottima cena.

Il tatto. L’orto dell’agricoltore o l’allevamento del piccolo pastore locale, le officine per chi vuole conoscere e imparare. Il viaggiatore green e sostenibile è accompagnato alla scoperta dei mestieri, potrà raccogliere l’insalata che degusterà a cena o aiutare il pastore nella produzione del formaggio, dalla mungitura al prodotto finale. Ideale per chi ha voglia di sporcarsi le mani di gusto. È un’antica radice, o riza, per usare il greco, come in questa parte di Calabria, quella che muove l’area grecanica, il senso di appartenenza a una terra ricca di risorse, che sta cercando di risollevarsi da anni di storture e politiche inadeguate.

Per conoscere la Calabria Greca visita il Portale www.calabriagreca.it (bandierina italiana, bandierina inglese).

 

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